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Content Audit: la base di una buona progettazione – Parte 1

Quando iniziamo un nuovo progetto, soprattutto se si tratta del redesign di un sito ricco di contenuti, c’è uno strumento del quale non possiamo assolutamente fare a meno: il content audit.
Si tratta della creazione di un lungo elenco di pagine e contenuti, in cui vengono evidenziate relazioni ed attributi.
D’altra parte, come possiamo pensare di creare una nuova architettura dell’informazione se non conosciamo alla perfezione il materiale che abbiamo a disposizione?

Creare un content audit è un’attività estremamente noiosa e spesso lunga e frustrante, ma va comunque fatta con la massima attenzione. Il valore di un inventario di questo tipo infatti non stà soltanto nel documento che creiamo, ma nel processo in sè, nelle domande che ci sorgono in corso d’opera, nell’osservazione di come i contenuti sono presentati e relazionati tra loro.

Bisogna diventare familiari con i contenuti per poter giudicare se sono efficaci o meno, analizzare come si relazionano l’uno all’altro, capire come usarli o formattarli, trovare opportunità per migliorarli o ampliarli, ecc.

È per questo che, nonostante l’esistenza di software che automatizzano il processo, il content audit va fatto rigorosamente di persona.

Il documento che andremo a creare ha sia una valenza quantitativa (ad esempio: “quanto contenuto abbiamo?”) che qualitativa (ad esempio: “Che valore ha il contenuto che ho a disposizione? Di che tipo di contenuto si tratta?”).

I TIPI DI CONTENT AUDIT

Esistono tre tipologie di content audit, tra cui andremo a scegliere quella che fa al caso nostro sulla base del budget a disposizione, della quantità e tipologia di contenuti da analizzare e degli obiettivi che ci siamo prefissati. Vediamole brevemente:

  • Inventario dei contenuti completo: è l’elenco di tutti i contenuti del sito. Questi possono comprendere non solo le pagine ma anche tutti gli allegati, i file multimediali, ecc.
  • Inventario dei contenuti parziale: è l’elenco di un sottogruppo di contenuti di un sito. Per esempio possono essere i primi 3 livelli di navigazione oppure tutti gli articoli di un blog scritti negli ultimi 6 mesi.
  • Campioni di contenuto: sono dei contenuti di esempio presi da diverse sezioni del sito, in maniera meno metodica e strutturata. Ha l’obiettivo di dare l’idea del tipo di informazioni presenti.

A COSA SERVE?

I motivi per cui decidiamo di creare un archivio dei contenuti possono essere davvero molteplici.
Tra le funzioni principali che un documento di questo tipo può avere possiamo trovare:

  • Mettere in luce l’esatta quantità dei contenuti di un sito.
  • Scoprire informazioni e contenuti di cui si ignorava l’esistenza.
  • Scoprire contenuti duplicati o obsoleti.
  • Evidenziare eventuali lacune in alcune aree tematiche del sito.
  • Evidenziare potenziali relazioni tra contenuti.
  • Identificare le pagine che sono strutturate correttamente e possono essere riutilizzate.
  • Identificare le pagine che hanno bisogno di revisioni o modifiche.
  • Facilitare discussioni strategiche sugli obiettivi del design e sulla direzione da prendere.
  • Stabilire un linguaggio comune per l’intero team di lavoro.
  • Comparare i contenuti esistenti sui bisogni degli utenti e sui contenuti presentati dai competitor, identificando lacune o miglioramenti possibili.
  • Mettere le basi per creare una prioritizzazione dei contenuti.

Nel  prossimo articolo andremo a vedere nel dettaglio come si crea un content audit e come utilizzare i dati che emergono per ottenere un reale valore e gettare le basi per la nostra progettazione.

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