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Content Audit: la base di una buona progettazione – Parte 2

La scorsa settimana abbiamo parlato di content audit e abbiamo visto che cos’è, quali siano le tipologie di inventario e le principali finalità che uno strumento di questo tipo può avere.

Vedremo ora nel dettaglio come si realizza un audit dei contenuti e come possiamo creare un valore reale dai dati che emergono, andando di volta in volta a farci le domande giuste.

COME SI CREA UN CONTENT AUDIT

Non esiste un modo univoco per creare un content audit, dato che le informazioni da evidenziare, a seconda dei bisogni, potrebbero essere sempre diverse.

Esistono comunque delle indicazioni di base per la creazione di un content audit che è bene rispettare per avere un documento interpretabile e facile da analizzare.

Ecco alcuni suggerimenti su come creare il nostro documento:

  • In un foglio excel creo una tabella in cui metto in ogni riga una pagina o un contenuto del sito.
  • Il metodo  migliore è partire creando una lista degli elementi di primo livello, andando poi via via ad approfondirli nei livelli annidati in maniera ciclica. Parto così dal primo elemento e analizzo tutti i livelli annidati prima di passare al secondo elemento, e procedo così fino alla fine.
  • Utilizzo un ID univoco per ogni elemento, che sia in grado di evidenziare le gerarchie tra elementi. Così, ad esempio, potrei avere:
    1. Prodotti
         1.1 Computer
              1.1.1 Macintosh
              1.1.2 PC
         1.2 Stampanti
              1.2.1 Brother
              1.2.2 HP
    È fondamentale evidenziare la gerarchia dei contenuti in maniera visiva veloce da decodificare, usando magari degli indentamenti o dei colori diversi a seconda dei livelli di profondità in cui ci troviamo nell’alberatura.
  • Alcuni attributi sono più importanti e mi sento di consigliarvi di inglobarli nella vostra analisi. Questi sono: ID, Etichetta del link, Titolo, URL, commenti personali, tipologia di contenuto (pagina, articolo, categoria, testo, testo con immagini, ecc.).
  • Altri attributi sono meno importanti e possono essere analizzati o meno a seconda dei vostri obiettivi: autore, data, descrizione, allegati, chi mantiene il contenuto, tag o categorie, argomento, contenuti correlati, contenuto mobile, ecc.
  • Esiste anche la possibilità di analizzare i contenuti da un punto di vista funzionale, andando ad evidenziare ad esempio i seguenti attributi:
    contenuto ridondante obsoleto o banale (ROT analysis), chiarezza e accuratezza, completezza, coinvolgimento, registro e stile, usabilità e trovabilità, ecc.

COME UTILIZZARE I DATI CHE EMERGONO?

I dati che emergono da un content audit non devono essere un elenco di dati difficili da interpretare e consultare, bensì devono essere utilizzati e rielaborati per cercare di trovare risposte e spunti per la pianificazione dei nostri contenuti.


I dati possono, ad esempio, essere tramutati in grafici in cui andare a presentare le percentuali per ogni tipologia di contenuto o la distribuzione dei contenuti all’interno di aree tematiche e sezioni del sito.
Possiamo inoltre accompagnare il content audit con degli screenshot che evidenzino inconsistenze nel modo in cui contenuti simili vengono presentati.
Un’altra operazione che ci può dare tantissimi spunti interessanti è quella di andare a incrociare i dati del nostro inventario con le web analytics, in modo da trarre informazioni sulla fruizione dei contenuti e sulla tipologia di utenti che accedono al sistema.

Come spesso succede, quando si parla di design centrato sugli utenti, quello che conta davvero è sapersi fare le giuste domande per poter trovare le soluzioni migliori.


Proviamo allora a domandarci:

  • Tutto questo contenuto ha ancora valore? Quali bisogni va a soddisfare?
  • Quali contenuti devono essere creati per soddisfare i bisogni identificati?
  • Perchè il contenuto è stato organizzato in questo modo?
  • Quali sono le tipologie di contenuti che sono più importanti secondo gli obiettivi di business?
  • I contenuti più visti ci dicono qualcosa sulle persone che utilizzano il sito? Possiamo dargli qualcosa di più in questo senso?

CONCLUSIONE

Fare un content audit è davvero un’attività noiosa e frustrante, ma il suo valore è notevole.
È importante avere in mente il tipo di informazioni che vogliamo ottenere finché lo facciamo, in modo da andare via via a focalizzarci sugli aspetti che più ci interessa approfondire.

Cerchiamo di abituarci a farci le domande giuste nel momento in cui andiamo ad analizzare quanto emerge dalle nostre ricerche.
In questo modo faremo emergere tanti assunti interessanti che andremo a validare a posteriori con attività di user research come questionari, interviste, user test, ecc. e sui quali possiamo costruire architetture dalle basi solide.

Diamo spazio alla fantasia e cerchiamo di trovare il modo migliore per creare valore dai dati che emergono.
Armatevi di tanta pazienza e.. buon lavoro!

PER APPROFONDIMENTI:

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  • http://www.lauryn.it Laura Gargiulo

    mh ottimo spunto! in pratica è un lavoro “al contrario”: partendo dal materiale (nuovo o di un sito vecchio da restylizzare) capire cosa serve effettivamente e cosa no…questo in parole poverissime? 😀

    • http://www.quirky.it/ Manuel Grifalconi

      Diciamo che se devi fare un redesign di un sito o di una intranet o comunque di un prodotto ricco di informazioni, oltre a fare della buona ricerca con utenti e stakeholders, è fondamentale conoscere il materiale informativo su cui dovrai costruire la nuova architettura.
      Questo non solo per capire cosa serve e cosa no, ma anche per ipotizzare come i contenuti si possono relazionare tra di loro. Diciamo che ti permette di entrare nella materia e conoscere quali sono i mattoni su cui costruirai la tua nuova casa..

      • http://www.lauryn.it Laura Gargiulo

        yup. ed oggi ho imparato che si chiama fare content audit. a me è la terminologia che m’ammazza ahah grazie per l’articolo!