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Sai come trovi le informazioni di cui hai bisogno?

Per elaborare una buona architettura dell’informazione è necessario sapere come le persone trovano le nozioni di cui hanno bisogno.

In una società come la nostra, caratterizzata da un overload informativo, cioè da una sovrabbondanza di input cognitivi, è diventato sempre più difficile reperire le nozioni di cui necessitiamo.
Quasi sempre non siamo consapevoli delle informazioni che ci servono, ed è soltanto nei momenti di pericolo o di grande interesse che cominciamo a cercare spontaneamente e attivamente.
Sono gli obiettivi e i contesti che determinano il modo in cui le ricerche vengono effettuate.


Se io chiedessi a ognuno di voi come fa a conoscere qualcosa di nuovo sicuramente mi sentirei rispondere: “beh, apro Google, digito una parola chiave che rappresenti quello che voglio conoscere .. et voilà, il gioco è fatto”.

Questa è una risposta sicuramente sensata, ma rappresenta statisticamente soltanto l’1% dei modi con cui le persone ottengono informazioni!

Vediamo dunque quali sono le modalità principali con cui le informazioni vengono reperite quotidianamente:

AWARENESS

Con il termine “awareness” si indica la conoscenza che avviene in maniera passiva e indiretta semplicemente per il fatto di avere, appunto, “consapevolezza”, di essere vigili.
Questo tipo di conoscenza rappresenta l’80% dei modi con cui otteniamo informazioni.

MONITORING

Il “monitoring” indica uno stato mentale in cui siamo pronti a recepire informazioni che ci interessano anche se in maniera passiva, senza intraprendere una ricerca vera e propria. Per fare un esempio, possiamo immaginare di avere una domanda che ci gira per la testa ma di non andare attivamente alla ricerca di una risposta. Quando però nella quotidianità incontriamo informazioni che possono rispondere alla nostra domanda, le notiamo e non ce le facciamo scappare.
Il monitoring è fortemente legato al concetto di “serendipità”, che verrà approfondito in un altro articolo del blog.
Questa modalità di conoscenza rappresenta circa il 14% del totale.

BROWSING

Il “browsing” avviene quando ci attiviamo per reperire delle informazioni, ma non sappiamo esattamente qual è l’obiettivo che vogliamo raggiungere con le nostre ricerche.
Rappresenta il 5% del totale.

SEARCHING

Possiamo definire il “searching” come la ricerca attiva di un’informazione specifica, di cui siamo assolutamente consapevoli.
Contrariamente a quanto si possa pensare, come anticipato all’inizio dell’articolo, la ricerca diretta rappresenta soltanto l’1% delle modalità con cui si ottengono informazioni.

CONCLUSIONI

modello-integrato-ricerca-informazioni

Utilizzando uno schema proposto da Marcia Bates e riproposto a lato, possiamo dividere le modalità di ricerca in attive e passive su un asse e dirette e indirette sull’altro.
Secondo questa divisione possiamo notare come ben il 94% delle ricerche effettuate nasca in maniera del tutto passiva (awareness e monitoring).

Questo ha portato gli studiosi a elaborare il principio del “least effort” (che potremmo tradurre con “principio del minimo sforzo”):
piuttosto che mettere in atto strategie di ricerca attive, che richiedono sforzi e tempi maggiori, accettiamo contenuti di scarsa qualità e affidabilità, purchè siano facili da ottenere.


Per portare un esempio, citato da Bates, è proprio per il principio del minimo sforzo che il medico preferisce informarsi sui nuovi farmaci dall’informatore scientifico di turno, piuttosto che consultare la letteratura scientifica o intraprendere ricerche attive di qualsiasi natura.

Per cercare di portare i risultati di queste ricerche nelle nostre architetture informative, è importante ricordare che:

  • la ricerca non è un processo univoco e monodirezionale, ma mescola spesso modalità differenti che possono variare a seconda degli obiettivi e dei contesti;
  • la maggior parte delle volte troviamo passivamente informazioni di cui non sappiamo nemmeno di avere bisogno. È fondamentale che siano le informazioni a venire verso di noi, e non viceversa;
  • è importante creare relazioni interne tra contenuti per convogliare informazioni verso gli utenti, in modalità “push”, sfruttando la loro passività;
  • la ricerca diretta e le tassonomie non devono essere gli unici modi in cui le informazioni sono veicolate.

 

PER APPROFONDIMENTI:

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  • Laura Lonighi

    Bellissimo post, grazie per averlo scritto. Benvenuto nel mondo del blogging! 😉

    • http://www.quirky.it/ Manuel Grifalconi

      Grazie mille Laura, spero che troverai interessanti anche i prossimi articoli!

      • http://www.lauryn.it Laura Gargiulo

        mi aggiungo a Laura, mi sto “arricriando” qui dentro. il concetto di serendipità mi interessa, capisco cosa intendi perché mi succede su facebook ad esempio: sono iscritta a diverse pagine su Edimburgo, e lavorando in background per il trasferimento, colgo tutto ciò che mi interessa, anche se magari sto navigando per svago :)

        • http://www.quirky.it/ Manuel Grifalconi

          Sulla serendipità mi piacerebbe scrivere un articolo in futuro 😉